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Heb-Sed
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Con il termine di mwhgHeb-Sed ("festa di Sed"cite-ref-1[1] o "festa giubilare"), si suole intendere una cerimonia che veniva celebrata dai Re Egizi al compimento del loro trentesimo anno di regno.
Secondo l'ipotesi più discussa, avanzata in origine da mwkqPetrie (e forse influenzata dalle nozioni di mwkgFrazer sul re del bosco nel suo libro mwkwIl ramo d'oro), si ritiene che l'Heb-Sed derivi dall'antichissima usanza, risalente al mwlaperiodo protodinastico, di mettere a morte il re quando questi, data l'età avanzata, non fosse più stato in grado di difendere il proprio popolo. La cerimonia, perciò, doveva servire al regnante per dimostrare la sua ancor valida vigoria fisica. Nel recinto della mwlqpiramide a gradoni di Re mwlgDjoser (mwlwIII Dinastia, a mwmaSaqqara) si trovano due strane costruzioni a forma di lettera "B" che si ritiene costituissero una sorta di "mete" tra cui il re doveva eseguire una corsa rituale.
Sempre sulla scia di Petrie, il rito sarebbe consistito anche nel portare il sovrano ad una sorta di mwmgcatalessi procurata da una pozione di mwmwfiori di loto, e dopo aver raggiunto questo stato, il re veniva deposto dai mwnasacerdoti in un mwnqsarcofago, ove restava per diversi giorni.cite-ref-2[2] Al risveglio risultava in perfetta forma fisica e mentale, sicché il re si "rigenerava" riacquistando il proprio vigore; successivamente, la festa veniva ripetuta con cadenza non periodica.
Benché non certo, lo sviluppo effettivo della cerimonia durava circa due mesi ed era suddivisa in tre fasi: nella prima veniva ripetuto il cerimoniale di incoronazione; nella seconda aveva ampio ruolo la famiglia del sovrano; nella terza veniva eretto il pilastro mwowdjed
simbolo di eternità.
Alcuni sovrani celebrarono la mwrwHeb Sed varie volte, ed anche prima dei trent'anni di regno.
Contents
• Note
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Curiosità
Una delle teorie più interessanti degli studiosi è che l’Heb-Sed possa avere mwsworigini molto antiche, forse addirittura precedenti alla civiltà faraonica sviluppata. Alcuni egittologi ipotizzano che, in epoche remotissime, quando i re erano considerati direttamente responsabili della prosperità della terra e del popolo, mwtaun sovrano vecchio o debole potesse essere realmente sostituito o sacrificato per garantire la continuità della forza divina del potere.
Con il tempo questa pratica violenta sarebbe stata mwtgtrasformata in un rituale simbolico, cioè la festa Sed: invece di essere sostituito, il faraone dimostrava pubblicamente di essere ancora forte e capace di governare.
Un’altra curiosità riguarda la mwuacorsa rituale del faraone. Durante la festa, il sovrano correva in un cortile sacro delimitato da simboli delle mwuqDue Terre (Alto e Basso Egitto). Questa corsa non era un semplice gesto atletico: rappresentava il fatto che il re mwugpossedeva ancora l’energia necessaria per governare l’intero paese.
Alcuni faraoni usarono l’Heb-Sed anche come mwvastrumento politico e propagandistico. Per esempio mwvqAmenhotep III celebrò diverse feste Sed e fece rappresentare la sua “rinascita” reale in templi e statue, rafforzando la propria immagine quasi divina. In altri casi, come quello della regina mwvgHatshepsut, il rituale serviva a mwvwlegittimare il potere, perché lei era una donna che regnava in un ruolo tradizionalmente maschile.
Infine, molti complessi architettonici costruiti per il rituale, come quello nel complesso funerario del faraone mwwqDjoser a mwwgPiramide a gradoni di Saqqara, erano progettati per mwwwsimulare diverse regioni dell’Egitto. In questo modo il faraone poteva “dominare simbolicamente” tutto il territorio durante la cerimonia.
Note
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